T-Sql

Conversioni implicite: cosa sono e che impatto hanno sulle nostre query

Come credo alla maggior parte di voi, spesso, anche a me capita di dover mantenere codice scritto da qualcun altro. Uno degli aspetti che (ri)trovo con una certa frequenza è che, spesso, non prestiamo attenzione a come scriviamo le nostre query, sottovalutando l’impatto che queste possono avere sul nostro sistema.

Proprio recentemente mi sono imbattuto in una serie di batch (dalle semplici query a complesse procedure) dove non si era prestata la dovuta attenzione all’utilizzo dei tipi dato (ad esempio nella definizione di variabili e costanti, ma anche nelle colonne delle stesse tabelle), andando di fatto a creare qualche inconveniente, oltre che di mera natura estetica (e quindi di qualità del codice), anche (e soprattutto) di natura prestazionale. Buona parte di questi problemi era dovuta all’utilizzo frequente delle funzioni di conversione CAST e CONVERT (dovuti a probabili errori di modellazione delle tabelle come ad esempio stessa colonna in due tabelle differenti ma con differente tipo dato), ma la parte più critica e rilevante era dovuta  alla presenza di una miriade di conversioni implicite.

Come calcolare il check-digit di un barcode in T-SQL

Chi ha avuto l’opportunità di sviluppare software per la movimentazione delle merci, sa che per identificare, memorizzare e gestire in modo efficiente la movimentazione dei prodotti all’interno di un magazzino, è necessario adottare un sistema di movimentazione basato su codici a barre.

Un codice a barre è la rappresentazione grafica di una sequenza di numeri e altri simboli. La rappresentazione consiste di linee (barre) e spazi. Un codice a barre è tipicamente composto da cinque parti, una di queste è il carattere di controllo, noto anche come cifra di controllo.

TOP(n) WITH TIES, nuova feature? No, é sempre esistita!

Pasquale Ceglie

C’è ancora chi si meraviglia davanti all’opzione WITH TIES.

Molti non sanno che esiste o ne sottovalutano l’utilità.

Consideriamo la query

SELECT TOP 3 Name, ListPrice 
FROM SalesLT.Product 
ORDER BY ListPrice ASC;

Questa query ritornerà i primi 3 articoli ordinati per ListPrice crescente.

L’opzione WITH TIES indica che, invece di restituire solo il numero richiesto di righe, la query restituirà anche tutte le righe aventi lo stesso valore dell’ultima riga in base ai criteri di ordinamento (ListPrice, nel nostro caso). Questo significa che si potrebbero ottenere più righe rispetto a quelle richieste, ma la selezione delle righe diventa di tipo deterministico (al contrario del caso precedente).

Uso "nascosto" del tempdb

Qualche settimana fa, mentre ero al lavoro, mi sono ritrovato a dover risolvere un problema apparentemente non molto strano, ma che tuttavia nasconde qualche retroscena interessante. I fatti sono stati più o meno questi:

Circa a metà mattinata mi è stato segnalato un problema di prestazioni su uno dei sistemi che abbiamo in gestione nel nostro team di lavoro; dopo alcuni semplici controlli è stato subito chiaro che il rallentamento era sostanzialmente dovuto ad un problema di contency sul tempdb. “Beh.. abbastanza semplice!” - ho subito pensato! - “la colpa è mia perché (ahi ahi ahi) non ho ancora fatto lo split del file dati sul tempdb!”.

Usare json su SQLServer 2005, 2008, 2012 e 2014 .. è possibile!

Vedere il supporto nativo di JSON su SQLServer 2016 (e anche su Azure SQLDatabase) mi ha fatto pensare che magari era possibile averlo in forma semplificata anche su versioni precedenti.

Tutto è nato dalla necessità di gestire un flusso di dati con una Stored Procedure in arrivo da una WebAPI. Inizialmente la WebAPI, dopo aver fatto gli opportuni controlli logici di validità, deserializzava il flusso per poi formattare una stringa da passare alla Stored Procedure. La gestione del parametro in ingresso alla SP come TABLE non sembrava possibile utilizzando EF6, quindi si è optato di mantenere la SP nello stato originale, ovvero con la stringa e altri parametri per i caratteri separatori.

Trigger in SQL Server: FAQ e Best practices

Sergio Govoni

I Trigger sono spesso motivo di discordia tra sviluppatori e DBA, tra chi personalizza una soluzione standard e chi la fornisce, tra clienti e software vendor. Sembrano facili da scrivere, ma scrivere Trigger efficienti non è affatto semplice e quando la loro complessità aumenta, possono presentare effetti collaterali in grado di confondere persino l’autore. Tuttavia, per quanti difetti possano avere, hanno un pregio dannatamente importante: permettono di risolvere problemi che non potrebbero essere gestiti in qualsiasi altro layer applicativo. Quindi, se non potete farne a meno, non vi resta che imparare i trucchi e delle best practices per scriverli e gestirli in modo efficiente.

Come effettuare il Debug di un Trigger (T-SQL)

Sergio Govoni

I più importanti linguaggi di programmazione hanno strumenti di debug integrati direttamente nell’IDE. Il debugger ha tipicamente un’interfaccia grafica che consente di esaminare i valori che assumono le variabili durante l’esecuzione, il flusso del programma (step-by-step) e permette di definire punti di interruzione in corrispondenza dei quali fermare l’esecuzione del programma.

Ogni sviluppatore ama gli strumenti di debug, specialmente quando deve capire perché un programma genera un errore o quando viene effettuato un calcolo errato.

Qual è la tabella più grande nel DB corrente?

Sergio Govoni

Può succedere di avere la necessità di sapere quale sia la tabella più grande (in termini di spazio occupato), nel database su cui si sta lavorando.

Ci sono diversi modi per rispondere a questa domanda, si potrebbe utilizzare il report standard Disk Usage by Top Table fornito da SQL Server Management Studio (SSMS) oppure, se si volesse effettuare l’operazione attraverso T-SQL, si potrebbe eseguire la stored procedure di sistema sp_spaceused per ogni tabella del DB, salvando tutti i risultati parziali in una tabella temporanea per poi ordinarli in funzione della colonna “reserved” o “data”.

AT TIME ZONE (Transact-SQL)

Pasquale Ceglie

Si applica a: Azure SQL Database, SQL Server 2016 Preview


Converte un inputdate al valore datetimeoffset corrispondente nel fuso orario di destinazione. Se inputdate viene fornito senza le informazioni di offset, la funzione applica l’offset del fuso orario partendo dal presupposto che il valore inputdate viene fornito nel fuso orario di destinazione. Se inputdate viene fornito come valore datetimeoffset, allora la clausola AT TIME ZONE converte nel fuso orario di destinazione utilizzando regole di conversione del fuso orario.

DROP IF EXISTS

Davide Mauri

SQL Server 2016 ha tante novità e le più grosse sono ormai di pubblico dominio e avremo modo di parlarne in modo approfondito sicuramente per i prossimi mesi. Ci sono alcune migliorie molto più piccole che sono un po’ passate in sordina, ma che sono comunque molto utili ed interessanti per chi lavora con il prodotto tutti i giorni.

Una di queste, ora disponibile anche nella CTP 3, è il supporto per la sintassi